WORKSHOP. Il principio del dubbio. Addestrarsi al fallimento Arti Visive

WORKSHOP. Il principio del dubbio. Addestrarsi al fallimento

LA SEDE

La Gipsoteca di Bistagno è una straordinaria raccolta di monumentali modelli originali in gesso del noto scultore Giulio Monteverde che nacque a Bistagno l’8 ottobre del 1837. Monteverde studiò a Genova e si trasferì definitivamente a Roma, dove pose le basi di un’intensa carriera costellata di prestigiose committenze, grandi successi e riconoscimenti internazionali. Morì il 3 ottobre del 1917, nutrendo il desiderio che a Genova potesse sorgere un museo dedicato alla propria carriera scultorea. Tutti i modelli in gesso del Monteverde furono quindi trasferiti da Roma a Genova dove, tuttavia, non si riuscirono a realizzare le condizioni necessarie alla costituzione di un museo monografico. Le opere passarono quindi a Bistagno, dove nel 2001 fu inaugurata la Gipsoteca monteverdiana.

 

La Gipsoteca è un contenitore di tentativi, calchi e ipotesi, concepito nella modernità. La Gipsoteca nasce con l’esigenza storico/teoretica della conservazione del processo creativo, dove il focus viene posto non tanto sull’opera finita, quanto sul lavoro che l’ha preceduta. Da questa iniziale riflessione muove il progetto di Didymos IL PRINCIPIO DEL DUBBIO_addestrarsi al fallimento.

 

 

IL PRINCIPIO DEL DUBBIO_addestrarsi al fallimento

Nel tentativo di dubbio, che è connesso con una tesi (…), la messa fuori circuito si realizza in e con una modificazione dell’antitesi, e precisamente nell’“ipotetica posizione”(Ansetzung) del non-essere, che forma quindi la base complementare del tentativo di dubbio.” […] Edmund Husserl

 

Tentativo, fallimento e vuoto sono presupposti nella ricerca di Didymos e costituiscono una connessione diretta con la Gipsoteca in quanto luogo di valorizzazione del processo creativo.

IL PRINCIPIO DEL DUBBIO_ addestrarsi al fallimento costituisce un’estensione del progetto Tentativo di Dubbio, iniziato nel 2015; una ricerca aperta e in divenire che procede per fasi, mettendo in campo concetto, oggetto e soggetto. Il lavoro si delinea su fondamenti strutturati ma flessibili:

 

L’epoché è la premessa, il mettere “tra parentesi” l’in-sé e qualunque cosa in sé. Una sospensione del giudizio che mette fuori circuito la tesi generale inerente all’essenza dell’atteggiamento naturale.

Il tentativo è assunto come strumento che mette in relazione le nostre intenzioni e aspirazioni ontologiche con ciò che è altro e fuori da noi, in cerca di un assetto ipotetico, che possa ribaltare le dinamiche di partenza per cui il soggetto (forse) non potrà più essere chiamato tale.

Il fallimento è la tesi. Nella sua fallibilità, il tentativo diventa uno strumento volontariamente impreciso, ma denso di potenzialità ignote.

Il vuoto, è una porta verso l’altro, una condizione nella quale si dispone l’artista e che si propone anche all’osservatore, al quale si chiede una totale presenza.

Il dubbio è una disposizione dell’essere necessaria all’esserci, un’attitudine per sperimentare il suo punto limite correndo il rischio della crisi di presenza.

 

In nuce l’addestrarsi al fallimento prevede il reiterarsi della prassi, essa si delinea all’interno di un approccio flessibile ed ellittico, per il quale la pratica e la teoretica sono un perpetuo nosce te ipsum. Un lavoro su se stessi, Un lavoro sul lavoro, nell’accettazione dell’inevitabile imprecisione e ipotesi momentanea.

 

IL PRINCIPIO DEL DUBBIO_ addestrarsi al fallimento propone un’indagine sulla nozione di calco e copia, una dialettica aperta alla comprensione dell’essere. Il concetto platonico delle idee come stampi originari perfetti, dai quali vengono generate molteplici copie imperfette, le cose, genera una relazione a senso unico che non permette di raggiungere il calco originario attraverso la copia, in quanto imprecisa. Le imitazioni non potranno mai essere uguali al modello perché le idee nell’iperuranio non hanno né forma, né colore, né dimensioni. Mentre gli oggetti sensibili sono caratterizzati dal divenire e dal mutamento, soltanto delle idee si può propriamente dire che siano stabilmente se stesse; proprio questa differenza di livelli ontologici, ossia di consistenza di essere, qualifica le idee come modelli rispetto agli oggetti sensibili corrispondenti.

Quali sono le possibilità logico-pratiche che possono permettere di dubitare di questa tesi?

Il calco, ovvero ciò che contiene la veridicità epistemologica dell’idea, inevitabilmente, e senza soluzioni di continuità, se ne allontana attraverso l’atto di distacco, diventando simulacro, similitudine, non-originale, fallimentare copia. La copia a sua volta, nella sua unicità, può generare altri calchi che, seppure differenti l’uno dall’altro, possono essere considerati ciascuno uno stampo originario, oppure una copia imperfetta. La copia diviene calco e il calco copia.

 

IL PRINCIPIO DEL DUBBIO è un’indagine dubitativa e priva di soluzioni assolute che naviga nella struttura originaria dell’essere, ciò che è necessariamente presente in quanto essente che appare. Una necessità di definire la presenza attraverso i mezzi dell’aporia e della creazione. Il lavoro materiale e creativo su calco e copia, spostato da un livello di funzione artigianale ad un livello di comprensione e costruzione eidetica ed estetica, porta ad attraversare la dicotomia tra cosa e idea. Il fallimento permette di stare in questa soglia e di rigenerare la domanda in modo perpetuo.

 

IL WORKSHOP

IL PRINCIPIO DEL DUBBIO propone un lavoro di ricerca guidato, condiviso, aperto e permeabile, attraverso: la partecipazione diretta alla creazione delle opere da parte di studenti delle Accademie di Belle Arti, delle Facoltà di Lettere e Filosofia, dei Conservatori e giovani artisti/ricercatori; incontri aperti al pubblico, e il progetto installativo site-specific dell’opus. Si propone una sessione intensiva di workshop che precederà un’apertura ufficiale del lavoro al pubblico.

 

MODALITA’ DI LAVORO

Didymos guiderà i partecipanti nel lavoro attraverso la pratica del Tentativo di Dubbio, I partecipanti al workshop saranno divisi in più gruppi di lavoro che si occuperanno in modo diretto della ricerca e della creazione dell’opus e che cercheranno di entrare nel significato del processo e di trasmetterlo attraverso il medium del video e della fotografia.

 

Il percorso del workshop inizierà con uno scambio teoretico. Le dinamiche del workshop porteranno le artiste e i partecipanti ad un lavoro su stessi e ad un lavoro sul lavoro. Il workshop nasce da una volontà di apertura della ricerca verso l’esterno, non ha una dimensione didattica, ma una dimensione laboratoriale che diventa essa stessa parte del lavoro. Si può intendere come un non-workshop basato sull’incontro dell’altro, sull’accettazione dell’errore. La tesi si mette in gioco correndo il rischio che l’incontro possa cambiare l’asse della pratica, dato che il lavoro non potrà rimanere lo stesso grazie alla condivisione. Procedendo per tentativi, fallimento dopo fallimento, in cerca di un assetto ipotetico.

 

A partire dalla dicotomia calco/copia e dall’indagine attuata mediante lo strumento del tentativo, il percorso di ricerca sviluppa un dialogo con le opere in gesso dello scultore Giulio Monteverde attraverso le tecniche di formatura e modellato. Il lavoro di indagine muta la funzione degli strumenti della scultura in “arnesi concettuali”, per cui le tecniche artigianali finalizzate alla creazione dell’opera finita, divengono esse stesse non solo il mezzo tecnico ma soggetto dell’opus. Nella poetica del PRINCIPIO DEL DUBBIO, l’azione del fare costituisce il contenuto del tentativo, il processo coincide con l’opera.

Il fare, la tecnica, assumono un valore simultaneo per un’indagine concettuale e pratica. L’azione “artigianale” viene mossa da questa intenzione; i tentativi e l’aporia calco/copia si scontrano con la materia e allo stesso tempo attraverso la pratica divengono atti poetici.

Il modellato è la prima fase che relaziona il soggetto con la cosa e che genera il primo passaggio tra originale e copia, sempre che di originale, in senso stretto, si possa parlare all’interno di una Gipsoteca. La relazione con Monteverde si attua nella copia attraverso il modellato in argilla sedimentaria di alcuni particolari scultorei delle opere presenti nel Museo. La prima copia dà l’inizio alla sequenza dei tentativi generando un susseguirsi si forme concentriche cave o piene, copia e calco l’una dell’altra. La formatura con le sue molteplici possibilità (che partendo dal gesso prevedono anche l’utilizzo di altri materiali quali cera, lattice, gomme siliconiche, alginati e juta, filo di ferro, legno) diviene la tecnica necessaria al compimento pratico della ricerca dubitativa sulla distinzione/individuazione di calco e copia.

Nella parte conclusiva del workshop si andrà a sviluppare un lavoro sinergico tra i gruppi, al fine di giungere ad un progetto installativo e compositivo per l’esposizione del processo creativo al pubblico, tentando di non tradire la coincidenza ricercata tra processo e opera, tra cosa e come, tra fine e mezzo. Verrà proposto un percorso concettuale, pratico e teoretico che porterà non solo all’effettiva progettazione e realizzazione dell’opus, ma anche ad un autoreferenziale lavoro sul lavoro dell’arte, che si interroga sui propri processi e sulle proprie forme di comunicazione/a-comunicazione verso l’esterno, come l’essere indaga sulla sua struttura originaria. Dal punto di vista pratico i partecipanti agiranno attraverso le tecniche di modellato e formatura, della progettazione, dell’installazione, della fotografia e del video.

Nelle sale del museo i calchi e le copie si estenderanno sequenzialmente nello spazio originandosi in modo biunivoco in un continuo richiamo tra pieni e vuoti e dialogando con le opere in gesso di Monteverde, dalle quali nascono e alle quali ritornano, mettendo in discussione ancora una volta il concetto dell’origine e della copia.

Successivamente al workshop ci sarà l’apertura al pubblico del processo di ricerca svolto.

QUANDO

Il workshop si svolgerà in una sessione intensiva di 15 giorni da lunedì 1° luglio a sabato 13 luglio 2019.

 

CANDIDATURA

La partecipazione è gratuita e aperta a un massimo di 20 studenti/ artisti/ ricercatori maggiorenni.

Gli interessati a partecipare al workshop sono tenuti a presentare, esclusivamente con spedizione all’indirizzo email della Gipsoteca info@gipsotecamonteverde.it: Curriculum Vitae ed eventuale Portfolio, entro non oltre domenica 9 giugno 2019.

 

I MATERIALI

I materiali per il workshop saranno messi a disposizione dalla Gipsoteca; ad eccezione degli strumenti per la fotografia ed il video, per i quali si richiede di portare eventuali attrezzature personali.

 

L’ACCOGLIENZA

Il workshop è gratuito; i partecipanti dovranno provvedere personalmente alle spese di viaggio e vitto e alloggio. Per quanto riguarda l’alloggio sarà possibile concordare, al momento della selezione, l’inserimento in un programma di accoglienza con modalità e costi convenzionati con l’iniziativa.

 

PROGRAMMA

Di seguito gli steps del progetto IL PRINCIPIO DEL DUBBIO_ addestrarsi al fallimento:

- aprile 2019: pubblicazione bando per workshop

- domenica 9 giugno 2019: deadline candidature workshop

- giovedì 13 giugno 2019: comunicazione dei selezionati per la partecipazione al workshop

- Dal 1° luglio al 13 luglio 2019: svolgimento del workshop

- Agosto 2019: allestimento dell’esposizione,

- Estate/autunno 2019: presentazione catalogo, apertura ufficiale del lavoro espositivo al pubblico, talk.

 

PER INFO

Gipsoteca Giulio Monteverde, corso Carlo Testa, 3 – 15012 Bistagno (AL) Italy

email address: info@gipsotecamonteverde.it

 

 

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Scadenza: 09.6.2019

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